Diversità è partecipazione

Narcisismi

Mi ritrovo seduta al tavolo del mio caffè preferito di fronte al mare, circondata da una serie di egocentrismi/ narcisismi di cui in questo momento preferirei fare a meno, tuttavia resto un altro po’, altrimenti non riesco ad acquisire materiale per scrivere questo articolo.

Un signorotto di mezza età più che avanzata, ha appena abbordato una giovane donna seduta poco più distante da me, chiedendole, con fare mellifluo, di poter accendere una sigaretta con l’accendino poggiato sul tavolo. – Non è mio, l’avranno dimenticato i clienti appena andati via, faccia come vuole – afferma lei, con un tono misto tra il fastidio e la commiserazione. L’uomo di mezza età avanzata, non contento del rifiuto poco loquace ma molto diretto, prendendo a prestito una sedia dal mio tavolo senza neanche chiedermi il permesso, si siede di tre quarti, in mezzo tra i due tavoli, il mio e quello della povera donna che sicuramente, come me, se è da sola è perché l’ha scelto e ci vuole restare.

Due tavoli più in là ecco altri narcisismi…

C’è una coppia di fidanzati che, in mezz’ora, si saranno scambiati si e no tre grugniti: lei ha il capo chino sul cellulare, lui passa il tempo a guardarsi attorno, scegliendo come soggetto preferito le donne. Tra queste ci sono anche io, e mi dedica un trattamento di tutto rispetto: mi sorride sperando che ricambi, non perché si aspetti che in qualche modo gli faccia recapitare il mio numero e iniziare così una relazione clandestina, lui desidera che io ricambi il suo sorriso meramente per accrescere la sua autostima che, se ha bisogno del sorriso fugace di una donna non più giovanissima, non deve essere proprio messa bene. Ovviamente non gli sorrido a mia volta, nonostante il tipo sia davvero molto carino, e mi deve dire grazie che non mi alzo a dargli una testata.

“Vai ad elemosinare sorrisi altrove, ma soprattutto non davanti alla tua ragazza” mi verrebbe da dirgli, tuttavia penso che in fondo, alla sua ragazza, non importi granché, visto che neanche lei lo ha degnato di uno sguardo, impegnata com’è con il cellulare. A questo punto non so stabilire chi dei due abbia cominciato: lui che, elemosinando sorrisi, ha portato lei a isolarsi e a cercare altro nel telefono, o lei che, stando sempre al telefono, ha allontanato lui che, per reazione, si è messo ad elemosinare sorrisi in giro. Chi è nato prima, l’uovo o la gallina? Comunque sia, non li invidio manco per il cacio.

Nel frattempo, l’omino di mezza età sembra essersi arreso al rifiuto della donna che lo aveva allontanato con garbo, ma tanto, anche se lei avesse apprezzato, le cose non sarebbero andate diversamente perché, anche lui, come il ragazzo dei sorrisi, ha solo un obiettivo: esibirsi. E lo fa “a mestiere”, nel senso stretto del termine perché, parlando (o fingendo di parlare) con qualcuno al telefono, fa intendere che è un medico, perché continua a dire ad alta voce “dica al mio paziente”, e lo dice una, due, un milione di volte, a voce alta, altissima, come se si aspettasse che qualcuno gli faccia l’applauso solo perché fa il dottore e non qualche altro nobile lavoro. Tuttavia, neanche così la giovane donna si lascia tentare, estingue il conto e va via, ma tanto il signorotto non è più interessato a lei, ma al suo pubblico, che consiste in una serie di avventori che tra una manciata di minuti non si ricorderanno più di lui, ma il palco della vita è spietato, e lui accetta il rischio.

E per concludere…

…c’è una tipa che, con aria austera e altezzosa, inforca gli occhiali e si immerge nella lettura di un mattone di almeno ottocento pagine, sfidando la musica in sottofondo e il chiacchiericcio delle persone. La sua è un’esibizione silenziosa, quasi elegante, percepibile da un occhio più attento e profondo. Mi verrebbe da dirle “ma scusa, se vuoi leggere, fallo a casa, in silenzio, come fai a concentrarti qui” se non fosse che, quella donna sono io.

Mi chiamo Simona Zarcone, ho 44 anni (portati benino), abito a Palermo, sono un’insegnante di sostegno (per scelta), istruttrice di fitness, appassionata di lettura, di scrittura, del buon vino e sono single, da sempre, o almeno da quando ho dismesso le armi da seduttrice incallita

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