La principessa Polifemo

 

Bistrattato, trascurato, allontanato, senza identità né forma, costretto a vagare senza meta per l’eternità, l’amico del mostro da un occhio solo, colui che “ce n’è per tutti, tranne che per lui”… Nessuno è l’unico uomo, discreto e presente, fedele e generoso, che è in grado di riempire le mie giornate e dargliene un senso.

Ho scoperto di essere la principessa Polifemo tanto tempo fa, anche se il sospetto mi era già venuto a 12 anni quando, in spiaggia, persi una scarpetta e Nessuno era venuto a riportarmela e così non la ritrovai più.

Era un tranquillo sabato pomeriggio di fine inverno e io vagavo per le vie della città, sola, con la testa in aria e i pensieri attaccati ai lacci delle scarpe. Stanca di peregrinare su e giù per il centro storico, mi fermai in un bar e mi sistemai in un tavolino, in attesa che un cameriere venisse a prendere l’ordinazione. Il locale era accogliente ma l’ambiente, costituito da un’unica saletta, non era in grado di ospitare l’aria cocente che fuoriusciva dalle pompe di calore sparate a mille. Mi strappai il cappotto di dosso e lo adagiai sui braccioli della sedia accanto alla mia. Vicino al mio tavolo c’era una coppia di mezza età, di fronte un gruppetto di adolescenti che starnazzava scambiandosi confidenze sul tipo carino della IV C, mentre il posto al fianco al mio era vuoto. Mi piaceva quella dimensione intima, quasi domestica, in cui mi sarei aspettata di vedere mia nonna uscire dalla cucina con la teglia della torta alle mele tra le dita, protette dai guanti da forno, ancora calda e pronta per essere assaporata. E invece mi venne incontro un ragazzo molto giovane, con il blocco delle ordinazioni in mano e un sorriso da circostanza stampato in faccia. Dopo avermi salutata con la classica formula di rito – Buonasera, prego, come posso servirla? – lanciò lo sguardo sulla sedia vuota e s’informò se aspettassi qualcuno. Il mio perentorio – Nessuno – non lo convinse più di tanto: riformulò la domanda e io mi chiesi se per caso non fosse un po’ toccato. – Va bene, allora ripasso quando arriva. – Ma chi, Nessuno? Mi guardai attorno sperando che stesse parlando con qualcun altro, ma il suo sguardo fisso su di me scioglieva ogni dubbio. Ad un trattò realizzai: il ragazzo non capiva o, meglio, non accettava, che una donna piacente e non troppo vecchia potesse circolare senza accompagnatore in un tranquillo sabato pomeriggio. Alla fine il cameriere, rassegnato e diffidente, segnò l’ordinazione e mi portò il mio caffè con granelle di nocciola, e io lo bevvi con una velocità supersonica pari a quella che ci impiegai per fuggire da quel posto. In quel preciso istante scoprii che la principessa vissuta dentro di me per anni, era ben lontana dall’immaginario di fanciulla eterea dai capelli biondi e le mani affusolate: io ero la terrificante principessa Polifemo, rinchiusa dentro il castello della mia solitudine, in compagnia di Nessuno.

Dal momento in cui feci l’agghiacciante scoperta, ogni volta che mi capitava di entrare in un bar da sola sentivo l’ombra di questo Nessuno accanto alla mia e mi veniva quasi voglia di offrirgli uno Spritz. Avrei dovuto detestarlo e avere paura che mi facesse fare la fine spaventosa narrata nel poema epico, e invece pensavo che fosse un’ottima  compagnia: era uno tosto, ascoltava senza interrompermi, non dovevo parlargli per forza quando non ne avevo voglia ma, soprattutto, non ero costretta a stirargli le camicie e a preparargli la pasta con il sugo e le melanzane fritte.

Le cose sarebbero andate diversamente  se mi fossi trovata in un bistrot di Parigi o in uno Starbucks newyorkese; lì i camerieri, oltre a farsi i fatti propri, svolgono il loro lavoro senza preoccuparsi se le persone si accompagnano all’uomo invisibile. Nessuno, non li avrebbe sconvolti più di tanto e magari gli avrebbero portato un bicchiere d’acqua solo per il gusto di non vederglielo sorseggiare. E invece questa città, o questa realtà parallela in cui vivo, non è ancora pronta alle donne che stazionano sole al tavolo di un locale. La guardano tutti con sospetto come a chiedersi: sfigata o milf in cerca? E a nessuno viene in mente che, probabilmente, è una donna che arriva in perfetto (e odioso) orario agli appuntamenti oppure, se è sola, è perché semplicemente, ci vuole stare. La solitudine, così come la intendono “loro”, è accettabile solo se sei avanti con gli anni o se sei un uomo. Se non hai la fortuna di incontrare la metà della tua mela o se invece, più semplicemente, non ti interessa trovarla, è inevitabile, vieni guardata con circospezione o, peggio ancora, con commiserazione. In verità, io non mi sento affatto sfortunata perché, oltre a Nessuno, oggi so di poter contare sull’unico amico che mi rimarrà per sempre al fianco, vale a dire l’elastico dei miei slip. Ma l’essere umano, evidentemente, non la pensa come me perché non si arrende e persevera nell’incessante ricerca della metà della mela mancante da cui è stato separato alla nascita e senza la quale si sente incompleto. Alcuni la trovano, altri si illudono di averla conquistata, altri ancora rinunciano e smettono di cercare. A me viene il sospetto che la metà della mia mela sia avvelenata o qualcuno se la sia mangiata, oppure è un avatar, ma sono così sfortunata che poi a me capita quello di un puffo.

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