Gli amori briciola

“L’amore è un castigo. Ci punisce per non aver saputo stare da soli.”

…accontentarsi delle briciole, farsi bastare “quello che passa il convento”, portare avanti storie usurate per paura di restare da soli o per eccesso di presunzione o, peggio ancora, per caparbietà (io ti salverò, io ti cambierò). Questi modi di approcciarsi ai rapporti con le persone “briciola” hanno tutti un denominatore comune: ci rendono maledettamente infelici. Le briciole ingannano, danno una momentanea illusione di sazietà, ma prima o poi torna la fame. 

“Le persone che io chiamo “briciola” sono autoreferenziali ma non necessariamente narcisiste. Si tratta sia di una categoria che di un modo di organizzare le relazioni, una una volta superata la fase dell’innamoramento. Ossessivi, non mostrano un aspetto lunare, femminile nè l’aspetto del narciso, sono anzi responsabili e adulti, più prevedibili, razionali, sposati col lavoro, non trasgressivi. Appaiono fortemente in contatto con il loro benessere personale anche se disinteressati e forse incapaci di leggere le emozioni se si riferiscono alla relazione. Queste persone sul piano della coppia possono essere “pericolose”; nel rapporto possono apparire intense ma lo sono in maniera autarchica, perchè lo hanno scelto loro, per il tempo che a loro aggrada e non perchè impegnate in un dialogo di reciprocità e di sincero contatto con l’altro. Stentano a entrare in una relazione, a farsi perturbare, ma se ciò accade possono comunque svincolarsi quando vogliono, non toccati dall’altro. Oppure offrono poco al partner, aspettandosi che l’altro non apra mai la crisi, che li accetti così come sono e li lasci vivere nel loro isolamento.”

 

Umberta Telfner, psicologa, epistemologa e psicoterapeuta. E’ autrice di numerosi scritti, tra cui “Ho sposato un narciso” e le “Forme dell’addio”.

 

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