Emma

Emma, di Jane AUSTEN (1775/1817), è molto più moderna, aperta ed emancipata di molte donne contemporanee che investono tutte le loro energie alla ricerca di un amore, uno qualunque, anche finto o costruito. Due donne, una immaginaria l’altra morta due secoli fa, descrivono in modo impeccabile il momento in cui ti rendi conto che non sei innamorato, che sei semplicemente riconoscente o lusingato e decidi di essere onesto, prima con te stesso e poi con chi si aspetta altro, decidi di rischiare e aspettare, anche se questo vuol dire restare da soli per sempre. Le sue parole sono di grande consolazione, e danno un senso al mio incompreso e bistrattato “non sentirmi sola”. Grazie Jane. 

 

“Emma continuò a non avere dubbi sul fatto di essere innamorata. Le sue idee variavano solo sul quanto. All’inizio pensava che fosse parecchio; in seguito, solo un poco. Pensava spessissimo a lui, e non vedeva l’ora che arrivasse una lettera per sapere come stava e quali probabilità c’erano che tornasse in primavera. D’altra, però, non poteva consentirsi di essere infelice, e per quanto piacevole lui fosse, la conclusione di ogni dichiarazione da parte di lui era che lei lo rifiutava. – In nessuna delle mie repliche – pensò – è presente un’allusione al concetto di sacrificio. Sospetto quindi che lui non sia davvero necessario alla mia felicità. Tanto meglio così. Certamente non tenterò di indurmi a sentire più di quanto non senta. Sono abbastanza innamorata. Esserlo di più mi dispiacerebbe”. 

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