Corsi di deformazione

L’argomento di oggi sono i corsi di formazione. Trascurando il fatto che in queste occasioni, dato che si aggiungono alle ore lavorative, non si ha neanche il tempo di mangiare, spesso rappresentano un susseguirsi di sbadigli e count down collettivi, quindi più che di formazione, sono corsi di “deformazione”, fisica e mentale. Ma si devono fare e io, da eterna ottimista, provo a farmeli piacere, anche quando sono dei mattoni esponenziali. “Un’occasione di crescita professionale” mi consolo, tuttavia mi rimangio subito il pensiero quando dalla porta dell’aula entra il formatore che, chiaramente, ha scritto in faccia che ci abbutta pure a lui. Va bene, dai, non sarà un’occasione di crescita ma almeno conosco gente nuova, rifletto. Ed eccoli lì, i colleghi che mi accompagneranno in questi cinque interminabili pomeriggi dove il tempo non sembrerà mai passare; uno più nerd dell’altro, a cominciare dalla mia compagna di banco che, sebbene ci siano altre postazioni libere, decide che vuole stare accanto a me perché dalle ultime file non si vede bene, io che nell’ultima fila ci sarei voluta stare, ma sono arrivata troppo presto e mettermi in fondo quando tutti i banchi davanti erano vuoti, non era carino. Accantono anche la carta dell’aggregazione sociale, e mi gioco l’ultima, sebbene sia il mio ultimo pensiero: materiale umano maschile. Ancora non sono arrivati tutti, qualcuno carino ci sarà! Con gli occhi, scorro l’elenco dei partecipanti, e constato che ci sono solamente cinque maschi, a fronte delle 18 colleghe di sesso femminile. Accuso il colpo, ma non demordo. Dai, rimugino, magari ora entra lui, il Bradley Cooper dei noi arti, e io sono già pronta ad essere la sua Lady Gaga stonata, ma sono così fortunata che davvero lo incontro, e la storia si conclude esattamente come il film: lui muore. Bradlley ovviamente non si presenta, e al suo posto entrano, uno dietro l’altro: lo hobbit, Danny De Vito, Alvaro Vitali e Marlon Brando, ovviamente quello di oggi. Quando sto per mettermi a piangere, tra la folla di creature mitologiche, si palesa un tipo carino, non troppo, ma in tempo di carestia tutto fa brodo. Nello specifico è un ragazzo normale, ma ha ancora tutti i denti e i capelli; mi posso accontentare. Però ha un difetto, che io proprio non tollero, non perché sia schizzinosa, ma è una cosa che ancora non riesco a farmi piacere. Ora voi direte che non sono mai contenta e che sono troppo pretenziosa, ma io la fede all’anulare sinistro proprio non la posso sopportare. Io comunque non mi volevo fidanzare, mi sarebbe bastato un piccolo innocente flirt, ma con gli uomini sposati no, sono troppo gelosa. Mi rassegno e, affranta, inizio a prendere appunti, anche se sull’argomento ne so più del formatore, non perché sia più brava, ma perché a questi corsi ci insegnano sempre le stesse cose, e per giustificare la ripetitività, cambiano titoli, nomi, cose, città, animali. E, a proposito di animali, ecco qui, il mio calcio di rigore: un tenero maialino con la barba strategicamente incolta si palesa in tutto il suo splendore. Chiede scusa alla platea per il ritardo, e si mette due posti dietro di me. Carino, di più di quello coniugato. Giro la testa a 360° come nel film dell’esorcista, per valutare l’attendibilità della mia fugace valutazione, ma soprattutto per capire se porta la fede. Non ce l’ha. Certo, non vuol dire niente, magari l’ha tolta per lavarsi le mani, ma almeno potrei improvvisare un piccolo innocente flirt senza sentirmi in colpa. Va beh, rimugino, tanto io non flirto da una vita, non lo saprei fare, tra l’altro non mi guardo allo specchio da stamattina e, con molta probabilità, avrò il trucco sbavato e resti del pranzo consumato di fretta e furia tra i denti, e in queste condizioni non mi guarderebbe neanche Alvaro Vitali che è seduto nella fila davanti a me. 

Il corso è giunto quasi a metà, e io tiro un sospiro di sollievo perché tra cinque minuti il coach ci ha promesso che ci farà fare la ricreazione. Il caffè me lo offre lo hobbit, che per guardarlo devo piegare la testa verso il basso di 45°, ma almeno è gentile ed educato. Del tipo figo nessuna traccia, anzi, no, eccolo lì, ma ovviamente se la tira. Torniamo in aula e, al formatore, che ci abbutta pure a campare, viene la felice idea di dividerci per gruppi. Odio i lavori di gruppo! La suddivisione segue il criterio dell’ordine di scuola di provenienza e, manco a dirlo, lui appartiene a uno diverso del mio. Mai una gioia. Prima che suoni la campanella virtuale, il tipo chiede il permesso per poter andare via, adducendo la giustificazione della compagna gravida che non sta bene. E che palle, un flirt con un neo papà non ce la posso fare, magari un giorno mi ritrovo suo figlio tra i miei alunni, poi chi glielo va a spiegare?

Torno a casa, stanca, afflitta e deformata: vabbè, anche oggi mi innamoro domani. 

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